Le recensioni di Marco

Ci sono molti amici de IL PICCOLISSIMO che vengono spesso ad assistere alle proiezioni, ma ce n'è uno in particolare che sovente mi ripaga degli sforzi e delle difficoltà di questa ennesima ripartenza con dei piccoli (o grandi se così vorrete pensare) pensieri sui film che vede nelle nostre due sale.

Per questo motivo ho deciso di iniziare a condividerli con voi inaugurando una speciale rubrica che chiamerò semplicemente

"le recensioni di Marco"

Ho deciso di farlo per voi ma soprattutto per me stesso. Un "piccolissimo" regalo!

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QUEL GIORNO TU SARAI

QUEL GIORNO TU SARAI
Eva, Lena, Jonas. Auschwitz, Budapest, Berlino. Tre persone, tre luoghi e tre momenti della vita di una famiglia ebrea.
          Eva, nata nel campo di sterminio e incredibilmente (e miracolosamente) sopravvissuta a tutto. Lena, sua figlia, che non ne può più di sentire i racconti della madre, talvolta contraddittori, combattuta tra desiderio di integrazione e senso di colpa verso la sua cultura di nascita, cerca di non sentirsi diversa dagli altri cittadini di Budapest ma poi si trasferisce a Berlino dove alleva da sola il figlio Jonas.
          Quest'ultimo è forse la persona, e la generazione, che esaurirà in sé, risolvendoli, i drammi e i lasciti della Shoah; che non sarà più, forse, preda delle paranoie e delle ossessioni che attanagliano, in modi diversi, la madre e la nonna. Qui ho pensato a Giulietta e Romeo, con l'augurio che stavolta la vicenda finisca diversamente.
          Duro, teatrale nelle prime due parti, arioso e liberatorio nella terza. Guardandolo ho compreso meglio il vissuto degli Ebrei e la storia d'Europa, sentendone parte. Bello e opportuno in questo momento dove la storia sembra deragliare e sul punto di ribaltarsi.

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E' ANDATO TUTTO BENE

È ANDATO TUTTO BENE.
André, ricco imprenditore amante (e cultore) dell'arte, della musica, della buona tavola, della vita tutta, viene colpito da un ictus e si ritrova paralizzato dalla vita in giù.
          Il dramma sta nel fatto che chiede alla figlia più amata di farlo morire, mettendola in questo modo in una situazione molto difficile, anche verso l'altra sorella e gli altri personaggi che ruotano intorno a loro.
          La visione di questo (bel) film mi ha suscitato sentimenti contrastanti. Da una parte l'ammirazione per un uomo che si pone coraggiosamente di fronte alla morte, dall'altra parte la constatazione che lui questa vita riesce a godersela comunque, sebbene non come prima. Confesso che André mi è profondamente antipatico, lo considero una persona viziata, e mi fa venire in mente, in contrasto, un verso di una canzone di Jannacci "Mario, lascia fare alla vita il suo antico mestiere...".
          In conclusione posso dire che il tema del film non è l'eutanasia ma il rapporto padre figlia, trattato con la profondità che merita e anche con leggerezza, in qualche misura. 
          Cast stellare, magnifica recitazione e regia. Da vedere.

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TITANE

TITANE

Ieri sono uscito dalla sala sconcertato e frastornato e ho capito perché l'amico Claudio, che gestisce il cinema, prima di entrare mi aveva chiesto: "sei pronto?".

Certamente non ci si annoia in questo spettacolo la cui protagonista è Alexia, che da bambina ha subito un intervento al cervello in conseguenza di un incidente d'auto (il padre alla guida), con anche l'applicazione di una placca al titanio nel cranio.

A quell'epoca risalgono le sue stranezze, come il mutismo e la passione smodata, fisica, per le automobili, e successivamente la sua follia omicida che la porta a uccidere le persone con le quali ha rapporti sessuali (e gli eventuali testimoni del delitto).

Non dirò altro su tutto quello che succede nello sviluppo della storia (e ce n'è!), storia che viaggia tra l'horror e la fantascienza ma che, inaspettatamente, rivelerà infine l'umana pietà, per la protagonista e altri personaggi di contorno che si muovono sempre in conseguenza di forti traumi pregressi.

Disturbante, filmicamente perfetto, mai noioso, ci aiuta a riflettere sulla moderna condizione umana.

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LA SIGNORA DELLE ROSE

LA SIGNORA DELLE ROSE

Eve porta avanti l'azienda di famiglia ereditata dal padre nella campagna francese, non lontano da Parigi: coltivazione di rose e creazione di nuove varietà.

Purtroppo le cose non vanno bene perché un'azienda familiare come la sua si trova a mal partito contro una grande società con un'ottica "industriale" che gli fa concorrenza. Ma Vera, la sua segretaria, trova il modo di assumere personale senza spese prendendo tre ex detenuti in programma di reinserimento, e sarà una mossa vincente...

C'è un profumo di "Il piccolo principe", un aroma da "Il mago di Oz" persino un odore di "L'audace colpo dei soliti ignoti", e ho già detto troppo!

Film che ti riconcilia con la vita, pur mostrando che questa spesso è crudele, che ti fa capire che se ami qualcuno il meglio che puoi fare è aiutarlo a trovare la sua strada, che "...senza la bellezza la vita che cos'è!?".

Da vedere, nonostante un po' troppo zucchero e qualche ripetizione evitabile.

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GLI AMORI DI ANAÏS

GLI AMORI DI ANAÏS
Anaïs è laureanda fuori corso in Scienze Umane e sembra avere l'argento vivo addosso: è irrequieta, va sempre di corsa (ma è sempre in ritardo), parla continuamente, non riesce a tenersi un lavoro, vive con una leggerezza che sconfina con l'incoscienza, sembra non riflettere su quello che fa, ma talvolta diventa improvvisamente pensierosa.
    Emilie è un'affermata scrittrice, raggiunto il meritato successo sembra appagata, con il marito ha un rapporto da coppia aperta: abitano insieme ma trascorrono periodi di lontananza senza problemi.
    L'incontro lo provoca ovviamente Anais con la sua determinazione travolgente, e troveranno reciprocamente quello che manca all'altra. Non l'intelligenza però, di cui sono entrambe ricche, come sono pure ricche di sensibilità.
    Film di dialoghi, di stupende immagini della costa atlantica francese, di riflessioni sulla vita, divertente, delicato, mi ha riportato alla mente "chiamami col tuo nome" di Luca Guadagnino.

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UN ANNO CON SALINGER

UN ANNO CON SALINGER

Joanna, poco più che adolescente, fresca laureata, entusiasta e piena di speranze, si trasferisce da Berkeley a New York dove pensa di realizzarsi come scrittrice, per questo, tra l'altro, abbandona anche il suo ragazzo.

Scoprirà una realtà dura e con poche prospettive, ma le accadrà di essere assunta in una agenzia letteraria che la incarica di leggere tutte le lettere indirizzate al mitico autore de "Il giovane Holden" dai suoi lettori, e di rispondere a questi in modo sbrigativo e freddo, in quanto Salinger si è ritirato dal mondo e non vuole avere contatti con nessuno.

Joanna inizialmente si atterrà scrupolosamente al compito assegnatole, ma presto la sua esuberanza avrà la meglio e la porterà ad andare oltre, a prendere iniziative. E questo sarà la sua fortuna perché...

Tratto dall'autobiografia di Joanna Rakoff il racconto è una storia di formazione, la protagonista nel volgere di qualche mese dovrà affrontare questioni di cuore, di amicizia, di rapporti umani e di lavoro che la trasformeranno in una persona più forte e consapevole.

Film godibilissimo da tutti, ben recitato, piacerà particolarmente a quelli che amano le atmosfere newyorkesi alla Woody Allen.

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LICORICE PIZZA

LICORICE PIZZA

Lui la vuole, dal primo momento che l'ha vista. Lei lo vuole e non lo vuole, anche perché ha dieci anni più di lui, che è anche minorenne "tecnicamente sarebbe un reato".

Gary è un entusiasta, nella vita, nel lavoro (meglio, nei lavori) tenace, non si arrende mai; Alana è la più piccola di tre sorelle di una famiglia ebrea, molto lucida e, forse per questo, un po' cinica e disillusa.

Questa storia (d'amore) si svolge nella città di San Fernando Valley, a ridosso di Los Angeles, California 1973, un periodo irripetibile per la storia dei movimenti giovanili del secondo Novecento.

Storia d'amore insolita, divertente, effervescente, un turbinio di vicende che si susseguono a ripetizione per le oltre due ore del film.

Spiazzante, lascia l'amaro in bocca pensare che quegli anni impegnati ma spensierati non torneranno più, specialmente ora che la guerra è tornata a mietere vittime anche in Europa.

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UN MONDO UN PIU'

UN MONDO IN PIÙ

Diego, diciottenne amante della fotografia e di tutto quello che riguarda Pier Paolo Pasolini, è venuto da Napoli a Roma a seguito del padre che si è voluto così allontanare dall'ambiente malavitoso nel quale è cresciuto.

Siamo nella periferia romana ai giorni nostri; l'improvviso e non voluto arrivo di Tea sconvolge la loro vita perché questa ragazza deve nascondersi dalla camorra e il padre di Diego non può esimersi dal restituire il favore a chi lo ha beneficato.

Razzismo, piccola e grande delinquenza, prepotenze e sopraffazioni, amori difficili, ma

anche il riscatto che viene dalla cultura, il valore dell'amicizia che supera ogni differenza, il vento fresco che viene con chi arriva da fuori.

Grande opera prima, ben girata e recitata, una Denise Capezza bravissima e di una bellezza mozzafiato!

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IL BAMBINO NASCOSTO

IL BAMBINO NASCOSTO

Napoli, rione Sanità, la monotona vita di Gabriele, anziano Maestro di musica che vive da solo, viene messa a soqquadro da Ciro, un bambino di 10/11 anni che gli si intrufola in casa di nascosto e che quando viene scoperto gli chiede di non riportarlo dai genitori, che abitano al piano di sopra.

La solitudine, la famiglia, il rapporto tra fratelli, le situazioni che ti costringono a fare cose che mai penseresti di poter fare, e di saperlo fare.

Un film molto bello, che tratta temi difficili ma in modo molto equilibrato e credibile. È importante che la vita venga vissuta fino in fondo, prendendosene la responsabilità

Le soluzioni esistono, ma bisogna averne il coraggio.

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ENNIO

ENNIO

Soddisfatto, soddisfatto totalmente delle immagini, delle musiche, delle idee, delle emozioni che regala questo film su un personaggio straordinario e unico nella sua grandezza e umiltà.

Una carrellata nella storia della cultura universale, come universale è la storia della musica, e dell'arte, ma anche nella storia politica visto che i film che ha "musicato" (e le altre sue creazioni) ci illustrano il Mondo dal Rinascimento agli anni duemila.

Dal "Giordano Bruno" al "Novecento" passando per "Sacco e Vanzetti" fino al "Mission" con i nativi Americani in lotta per la loro sopravvivenza aiutati dai Gesuiti contro gli europei invasori (che discorso si potrebbe aprire!) arriviamo alla tragedia delle torri gemelle come simbolo dei mali dell'umanità!

Morricone ha unito, direi fuso, la cultura alta e d'avanguardia con quella popolare, facendo crescere gli italiani, e tutti nel Mondo, e in questo mi permetto di fare un parallelo con l'opera di Franco Battiato.

La visione di questo film è stato anche un viaggio emozionante nella mia storia personale, visto che ero un bambino negli anni sessanta, quando è iniziata l'avventura pubblica del Nostro.

Da programmare nelle scuole dalla terza media in su!

Bravo Tornatore!

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LA FIERA DELLE ILLUSIONI

LA FIERA DELLE ILLUSIONI - NIGHTMARE ALLEY

Mi piace andare al cinema senza sapere troppo del film, e ieri, arrivato ai titoli di coda, ho letto: regia di Guillermo del Toro, e si! Mi sono spiegato molte cose che accadono in quest'opera!

Stati Uniti, oggi si direbbe America profonda, seconda metà degli anni '30 ancora alle prese con le conseguenze della grande depressione, un uomo in fuga forse proprio da se stesso, trova lavoro in una fiera ambulante di giostrai.

Qui tra uomini forzuti, nani sagaci, donne elettriche, maghe che parlano con l'aldilà e... quant'altro, ha modo di manifestare le sue qualità, notevoli, in effetti.

Persona che fa tesoro di quanto possano insegnargli gli altri, una volta trasferitosi per ambizione nella grande città, dimenticherà che "quando un bugiardo inizia a credere alle proprie bugie, arriverà a credersi onnipotente". Alla fine il cerchio si chiude.

Grande film, crudo e vero. Tanti richiami alla produzione americana degli anni Trenta e Quaranta. Forse non totalmente risolto. Da vedere.

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HOUSE OF GUCCI

HOUSE OF GUCCI

Il film narra le vicende della famosa famiglia di stilisti dal 1978 al 1995, viste in particolare dal lato di Patrizia Reggiani, moglie di Maurizio Gucci e donna determinata e volitiva oltre che molto bella, qui interpretata da una sorprendente Lady Gaga.

Ha senz'altro il merito di raccontare nei particolari i rapporti tra i vari membri della famiglia a chi , come me, è digiuno di moda. Una di quelle famiglie che, come recita un detto tedesco "iniziano in maniche di camicia e in tre generazioni tornano in maniche di camicia". E qui non tornano neanche tutti.

Purtroppo ha il grande difetto di essere inutilmente lungo. Difetto che aveva anche il precedente lavoro di questo peraltro grandissimo regista, "The Last Duel", ma almeno lì la ricostruzione storica era perfetta, in questo invece lascia molto a desiderare, quantomeno frettolosa.

Interessante ma non imperdibile.

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DIABOLIK

"Confesso di non essere un appassionato di Diabolik, si, li ho letti da ragazzino ma aldilà del fascino sprigionato dalla postura del personaggio, dalla sua impassibilità e dalla calzamaglia nera, non ho mai capito come si possa concentrare la propria vita su sfide fini a se stesse, fare furti rocamboleschi senza averne la necessità materiale. Arrivando fino all'omicidio!

I punti di forza sono la ricostruzione storica degli anni '60, perfetta, come perfetta è Miriam Leone nei panni di Eva Kant.

Quello che non mi ha convinto è stata la scelta dei protagonisti maschili, Marinelli e Mastandrea rispettivamente Diabolik e l'ispettore Ginko, bravissimi ma non somiglianti fisicamente ai personaggi disegnati.

Piacevole, patinato, nostalgico, merita la visione."

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SCOMPARTIMENTO N.6

"...e pensavo dondolato dal vagone, cara amica il tempo prende e il tempo dà, noi corriamo sempre in una direzione ma quale sia e che senso abbia chi lo sa...".

Le parole del brano "Incontro" di Guccini rendono bene l'idea alla base del film, con la differenza che lì si rievoca un incontro tra vecchi amici, mentre qui l'incontro è tra due sconosciuti (più diversi non potrebbero essere) che si ritrovano a condividere, nella Russia degli anni '80, lo stesso scompartimento di un treno diretto da Mosca a Murmansk, l'estremo Nord del continente europeo, oltre il Circolo Polare Artico, dove ci sono dei petroglifi di migliaia di anni fa, cioè alcune delle prime manifestazioni artistiche dell'umanità.

Al solito non racconterò la trama, mi limito a dire che questa storia, piena di sorprese, segnala come nei rapporti umani siano importanti l'ascolto, l'abbraccio (come vicinanza), e il non fidarsi delle apparenze.

Bravi gli attori, splendidi i panorami innevati della Carelia e del Mare di Barents, viaggio come metafora della vita. Assolutamente da non perdere!

"...restano i sogni senza tempo

le impressioni di un momento

le luci nel buio di case intraviste da un treno,

siamo qualcosa che non resta

frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno"

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Corpus Christi

"Siamo in Polonia ai giorni nostri. 

Un giovane, ladro e forse assassino, esce dal riformatorio e viene inviato a lavorare in una industria in un paesino sperduto nella campagna mentre avrebbe voluto entrare in seminario.

Senza entrare nella vicenda, si ritrova per una serie di circostanze (in parte) fortuite a sostituire il parroco del paese improvvisamente ammalatosi.

Gli abitanti del paese sono l'altro protagonista del film, essi stanno vivendo un dramma che li coinvolge e lacera.

Con l'arrivo, e l'opera del nuovo (falso) sostituto del parroco capiranno che pensare di essere brave persone può portare fuori strada, si realizzerà per loro che 'la verità vi renderà liberi'!

Storia avvincente, girato e recitato benissimo, molto duro ma anche tenerissimo, evangelico nel vero senso della parola.

Imperdibile!"

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Madres Paralelas

"E' la storia di due madri che partoriscono lo stesso giorni nello stesso ospedale di Madrid di oggi, e parallelamente la storia della ricerca della fossa comune dove furono seppelliti molti abitanti di un piccolo paese da parte dei falangisti, nella seconda metà degli anni '30.

La Grande Storia e la storia quotidiana si influenzano e la prima, con il suo bagaglio di Politica, permette al personaggio interpretato da Penelope Cruz (bravissima!), di prendere la decisione giusta.

Si chiama coerenza.

Almodovar si conferma essere un grande Maestro che fa un film 'serio' che ti afferra e non ti lascia fino alla fine, dive ti chiedi come può andare a finire una vicenda così complessa.

Invece tutto si svolge con naturalezza, e questa è la parola che si attaglia meglio a questo film, la Naturalezza!

L'unico personaggio maschile è un antropologo forense che svolge un ruolo fondamentale sia nell'identificazione delle salme della fossa comune, sia....... meglio non dire!

Mi è venuto in mente il LABANOF (Laboratorio di Antropologia o Odontoiatria forense dell'Università degli Studi di Milano) che tra l'altro, si occupa meritoriamente del riconoscimento dei deceduti in mare, di quella immensa fossa comune che è diventato il Mediterraneo!"

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Marilyn ha gli occhi neri

"Questo film affronta il tema del disagio mentale, non in modo drammatico come nell'inarrivabile 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' di Milos Forman che nel 1976 vinse ben cinque premi Oscar, bensì con leggerezza, pur senza mai farti dimenticare la serietà del tema.

E' una bella favola, e il cielo sa quanto abbiamo bisogno di sorridere sui problemi, per non esserne travolti.

Pochi hanno la fortuna di non vivere, o di non essere mai incappati in famiglia, sul lavoro o tra gli amici con persone con disturbi della personalità. Ebbene, questa storia ci mostra una via d'uscita!

C'è qualche discrepanza nella trama ma in compenso le prestazioni di Stefano Accorsi e di Miriam Leone sono semplicemente superlative.

Ottimista. Divertente. Liberatorio.

Niente è impossibile se ci si crede davvero!"

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Ariaferma

"Questo film è ambientato in un carcere ma non è un film di genere.

E' credibile e realistico sebbene presenti una situazione anomala: la struttura è in via di dismissione ma per motivi pratici alcuni detenuti da trasferire devono rimanere ancora alcuni giorni in attesa di un posto altrove.

In questi giorni 'sospesi' tra il capo delle guardie e uno dei detenuti si crea un progressivo riconoscimento di quella umanità che ci accomuna tutti, aldilà dei ruoli che la vita ci riserva.

Mi ha ricordato la Fortezza Bastiani del grande romanzo di Buzzati, dove chi ci vive aspetta un evento che non si sa quando e come arriverà.

Ho notato dei riferimenti a una vicenda che tutti conosciamo: i detenuti sono dodici, ai quali presto si aggiungerà un tredicesimo, c'è una cena, un 'infame' e un lavacro.

E' un film benemerito perché ci fa entrare in un luogo che tendiamo a dimenticare, o a rimuovere, dove i sucidi sono centinaia ogni anno, e non solo tra i detenuti.

Convincente risposta a quelli che dicono 'sbattiamoli dentro e buttiamo la chiave'!

Toni Servillo e Silvio Orlando bravissimi!!!"

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Non odiare

"L'ho visto, è un bel film!

Con una regia direi poetica, pieni di rimandi.

Nei giorni d'oggi un medico ebreo viene meno al giuramento di Ippocrate e lascia morire una persona quando scopre che è un nazista.

Questo avviene all'inizio del film, ma poi....

Fa riflettere su molte cose, come, ad esempio, su come e quanto i padri influenzino la psiche dei figli, e di come è possibile e doveroso superare tutto ciò.

Bella interpretazione dei protagonisti e dei comprimari."

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The father

"Difficile parlare di questo film il cui argomento mi coinvolge personalmente in quanto mia madre si trova in uno stato simile a quello del protagonista: la confusione della memoria fino al punto di non sapere più nemmeno chi sei.

Umberto Eco nel romanzo "La misteriosa fiamma della regina Loana" ha trattato da par suo questa tematica.

Io posso solo riportare una frase che ho ascoltato da uno psichiatra e che ho riscontrato vera: "l'amore rimane", l'affetto la cura la dedizione non vanno perduti ma rimangono nel profondo dell'animo dell'altro e soprattutto in te.

Grandissima prova di Anthony Hopkins.

Catartico."

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ll Materiale Emotivo

"Si, ci siamo passati anche noi; del resto chi non ci è mai passato? E se qualcuno non ci è mai passato be', è da compiangere!

Gli opposti si attraggono, pare, ma se metti l'acqua vicino al fuoco che succede?

Questo film mi è piaciuto molto, forse perché io sono un po' come il protagonista, con un senso del dovere che a volte è eccessivo.

Ma bisogna capire che amare gli altri dobbiamo amare prima di tutto noi stessi, e che 'la paura è la madre dei rimpianti'.

Delicato, toccante, la sorpresa viene alla fine e da parte di chi non te lo aspetteresti.

'So if you don't lose patience with my funbling around I'll come up singing for you eve when I'm down' (da: Stars di Janis Ian)"

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Judy

“Che bel personaggio, anzi, che bella persona è stata Judy Garland! Un gran film dove appare chiara l'importanza di avere vicino (fin dall'infanzia) qualcuno che si prenda cura di te! Che ti voglia bene, che voglia il tuo bene!

Stritolata da un meccanismo creato per far soldi, senza rispetto per la tua crescita. Poi, una volta create le dipendenze ( chimiche ma non solo) indotte da persone senza scrupoli per farti lavorare senza limiti d'orario, oltre le tue possibilità "naturali", come uscirne?

Passi la vita a tentare di piacere agli altri.

Judy ha fatto del suo meglio, senza mai nessuno accanto non poteva fare di più.

Alla fine è una vicenda che ci riguarda tutti, tutti cerchiamo un luogo "over the rainbow".

Straordinari nessi con la più stretta attualità.

Renée Zellweger strepitosa!”

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Marx può aspettare

"Stasera sono uscito a malincuore per andare a vedere l'ultimo film di Marco Bellocchio "Marx può aspettare" perché Rai Tre trasmetteva un film che a suo tempo mi piacque moltissimo "Opera senza autore" di un giovane regista tedesco.

Coincidenze della vita, ambedue i film partono dagli anni '30 e arrivano ben otre gli anni '70, uno in Germania (Dresda) l'altro in Italia (Piacenza).

Entrambi parlano della famiglia e dei suoi drammi.

Entrambi mescolano la Grande Storia alle storie delle persone comuni.

Quello di Bellocchio è tecnicamente un documentario, ma è talmente coinvolgente da fartelo dimenticare; Marco finalmente fa i conti fino in fondo con un fatto tragico accaduto nella sua famiglia quando lui aveva 29 anni.

Riferimenti a questa vicenda si rintracciano in molti dei suoi film da "I pugni in tasca" a "L'ora di religione" ma qui, come in una seduta psicanalitica (Massimo Fagioli docet) si indagano le relazioni e i vissuti di tutti i numerosi membri della famiglia Bellocchio senza sconti, e coraggiosamente si giunge ad una pace che segue quella che potrebbe essere una confessione.

Marx può attendere, ci sono cose che vengono prima della politica e sono "sopra" la politica, ed è bene non dimenticarlo.

Ammetto di essere uscito dalla sala con i lucciconi."

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Le sorelle Macaluso

"Magia del cinema!

All'improvviso un'immagine, una scena, un dialogo ti fanno vedere sotto una luce nuova un nodo della tua vita.

E' quanto mi è successo vedendo questo film poetico e drammatico, scarno eppure pieno di vita, allusivo e commovente.

Bellissima e appropriata la canzone "Inverno" cantata da Franco Battiato, uno dei brani musicali presenti nel film"

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Crudelia

"Confesso che il motivo principale che mi ha spinto a vedere questo film è la protagonista, Emma Stone, attrice che adoro.

Sono rimasto però stupito dalla ricchezza di questa opera, visiva e narrativa: si va da Dickens al Conte di Montecristo, dai tragici greci (Medea) alle favole che hanno nutrito la nostra infanzia. Li chiamano archetipi. E poi tanta azione e personaggi comici. Forse non adatto ai più piccoli. Un difetto? Troppo autocompiaciuto.

Colonna sonora da urlo, con tanti brani degli anni '70, una vera antologia di quel decennio!"

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LEONORA ADDIO

LEONORA ADDIO
Il film si compone di due parti molto differenti fra loro, ma unite dalla figura e dall'opera di Pirandello. Nella prima si ricostruiscono le vicende, a tratti umoristiche, della cremazione del Maestro e tumulazione delle ceneri al cimitero del Verano, e poi la successiva traslazione nella terra natia come era sua  volontà, a parte i tempi oltremodo dilatati e i grattacapi generati nelle gerarchie civili e religiose.
          La seconda parte è tratta dalla novella "Il chiodo", forse l'ultimo scritto del premio Nobel, dove si narra di un ragazzino Italo americano, che ad Harlem (New York), negli anni '30 è protagonista di una vicenda terribilmente tragica e, allo stesso tempo,  del tutto inspiegabile.
          Il primo film di Paolo Taviani senza l'inseparabile fratello Vittorio, a cui è dedicato, è profondamente poetico ed enigmatico, come lo è la vita. Bello, dalle immagini alla recitazione e alle musiche di Nicola Piovani.

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SOTTO LE STELLE DI PARIGI

SOTTO LE STELLE DI PARIGI

Christine vive a Parigi, accattonando durante il giorno e rifugiandosi la notte in alcuni locali nascosti, attigui al lungosenna e prossimi alla metropolitana. È in qualche modo serena, passa le ore ascoltando il canto degli uccelli, dei quali ha imparato i versi, e leggendo giornali e riviste che raccoglie dalla spazzatura, perché non è analfabeta, tutt'altro, e lo scopriremo più avanti nella storia.

La sua routine viene bruscamente interrotta dall'apparizione ("mi è apparso" dirà a un funzionario pubblico) di un bambino nero di otto anni, Sulì, che non capisce il francese e che le si attacca come ad una mamma.

E l'impresa sarà prima quella di accettarsi, poi di capirsi e poi quella fondamentale di ritrovare la mamma perduta di Sulì.

Il film ci mostra le novelle corti dei miracoli, accampamenti dove di ammassano persone di ogni provenienza uniti da un'unico drammatico destino, vivere in condizioni indegne per un essere umano, e tutto questo anche in assenza di guerre!

La narrazione è necessariamente edulcorata, altrimenti sarebbe insostenibile, ma è sufficientemente realistica da farci immaginare cosa può significare vivere in quelle condizioni. Il cibo è più o meno assicurato dalle mense per i poveri, ma solo pensare a tutto il resto mette i brividi!

E ritrovarsi in questa situazione può capitare a ognuno di noi, nessuno di senta escluso direbbe il poeta, perché a volte la vita sferra delle mazzate che ti atterrano, come nel caso della dolcissima Christine, che nonostante tutto porterà a termine il difficile incarico che il fato le ha proposto, e lei liberamente accettato.

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ALCARRÀS

ALCARRÀS - l'ultimo raccolto.

Alcarràs è un villaggio in Catalogna e qui, ai giorni nostri, vive la famiglia Solè coltivando pesche sulla terra che il nonno prese in affitto da giovane, con un accordo verbale, sulla parola, come si usava un tempo, ma il figlio del vecchio proprietario ha venduto la terra e adesso loro la devono lasciare appena fatto l'ultimo raccolto.

Le vicende interne di questa famiglia, (nonni, genitori, ragazzi e bambini) si intrecciano con quelle dell'economia globalizzata, dalle trasformazioni nell'uso del territorio ai prezzi troppo bassi che la grande distribuzione paga ai coltivatori.

Il film ha un taglio quasi documentaristico, gli attori non sono professionisti, e in questo mi ricorda il neorealismo di De Sica, o Pasolini, ma la cura delle immagini è sorprendente. Mi ha ricordato la mia infanzia, anche allora ci furono cambiamenti epocali con le vecchie tradizioni travolte dal nuovo che avanzava, e che a volte il progresso sta nel passato.

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ANNETTE

ANNETTE
California ai giorni nostri, un colpo di fulmine fa innamorare  Ann ed Henry, due artisti, lei soprano lirica, lui comico da one man show, due star ognuno nel suo campo.
    Il film è un musical che ci fa seguire questa storia d'amore dall'idillio iniziale al progressivo esaurirsi dell'affetto fino alla tragedia, e tutto questo nonostante la nascita di Annette, che dà il titolo al film.
    Espliciti ovvi richiami al melodramma, rimandi al realismo magico, la storia di Pinocchio ma rovesciata e invertita. Splendide scene di intimità di coppia, musiche a tratti travolgenti, un'immersione da brivido nella zona d'ombra, però discontinuo e talvolta stiracchiato. Molto interessante ma non imperdibile.

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ILLUSIONI PERDUTE

ILLUSIONI PERDUTE

Il film è ambientato in Francia nel 1821, e ripercorre le tappe dell'ascesa e declino di Lucien, giovane poeta che si trasferisce dalla campagna di Angoûleme a Parigi inseguendo l'amore (impossibile) per una nobildonna e la sua ambizione di diventare un grande scrittore.

Presto si accorgerà che la differenza di classe è più forte del sentimento e che il mondo del giornalismo, dove pensa di affermarsi, è spregiudicato e prezzolato come non avrebbe mai potuto immaginare.

Accetterà di entrarvi e ne diventerà un campione, finché...

La storia colpisce per la sua modernità, cambiano le tecnologie, dai giornali a stampa a internet, ma i meccanismi sono gli stessi, duecento anni fa come oggi.

Tratto dall'omonimo romanzo di Honoré de Balzac, il film è veramente godibile, ti coinvolge in un turbinio di sentimenti contrastanti che ti fanno dimenticare il passare del tempo, tanto che le oltre due ore di visione volano via in un soffio. Bello sotto tutti gli aspetti!

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LA FIGLIA OSCURA

LA FIGLIA OSCURA

Leda, docente di letteratura comparata a Cambridge (vicino Boston, specifica lei ogni volta) giunge in Grecia per passare delle vacanze, non volute, e lavorare al suo prossimo libro.

Giorno dopo giorno la spiaggia si popola e lei osserva i nuovi venuti, in particolare una numerosa e rumorosa famiglia benestante del luogo, e, tra questi, una giovane madre con la sua piccola bambina.

Da qui prende le mosse una vicenda che ci conduce nel passato della protagonista, che ha due figlie grandi, come pure è grande il suo senso di colpa verso di loro.

Stupendi panorami del mare greco, storia coinvolgente, recitato benissimo, forse ripetitivo a tratti. Rivivere il proprio passato può portare a liberarsi dal peso degli errori commessi.

Importante nell'economia della storia il contributo dei riferimenti letterari, come quello al grande poeta W. B. Yeats.

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LA SCELTA DI ANNE

LA SCELTA DI ANNE

Anne ha i genitori che gestiscono un bar in provincia ma frequenta l'università dove sta a convitto. Ha una vera passione per la letteratura, è una ragazza libera, intelligente, anticonformista e per questo è molto corteggiata dagli uomini (e odiata da alcune compagne di corso).

Le succede di rimanere incinta, e il film racconta tutte le vicissitudini che è costretta a vivere perché il bambino lei non lo vuole e l'aborto è un reato che contempla la prigione, ma la sua determinazione la condurrà fuori da quell'incubo.

Film appassionate, convincente e con bravi attori a cominciare dall'attrice protagonista Anamaria Vartolomei. Meritatissimo Leone d'oro a Venezia 2021!

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L'ARMINUTA

L'ARMINUTA

Abruzzo, fine anni '60: una tredicenne viene "restituita" ai genitori naturali da parte dei parenti che l'hanno allevata da quando era ancora lattante.

Il cambiamento per la ragazza non può essere più traumatico: da figlia unica di una coppia agiata che vive in città, entra a far parte di una famiglia povera, numerosa e, oggi diremmo, disfunzionale, nella campagna spopolata dell'entroterra.

L'arminuta (la ritornata) partendo dalla necessità di capire il perché di quanto le è capitato, farà un percorso di crescita doloroso ma anche appassionante, tra grandi tragedie, piccole gioie, nuove consapevolezze e la scoperta del valore della sorellanza.

Il film mi ha riportato all'infanzia per alcuni aspetti che ho vissuto anch'io, come il contrasto città-campagna e modernità-arcaicità.

Una bella scena illustra come si potevano superare i lutti nelle culture contadine quando si ricorreva allo sciamano, ed Ernesto De Martino lo ha studiato a fondo.

Consigliatissimo!

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QUO VADIS AIDA?

QUO VADIS AIDA?

Srebrenica, Bosnia-Erzegovina, luglio 1995, a cinquant'anni dalla liberazione dei campi di sterminio nazisti, in piena Europa si rivedono gli stessi gesti e riecheggiano le stesse frasi che i Tedeschi rivolgevano a Ebrei, Zingari, omosessuali, comunisti: "le donne e i bambini a sinistra, gli uomini a destra! Veloci! Niente storie!"

Questa volta sono i cristiani Serbo-Bosniaci contro i Bosgnacchi (Bosniaci Mussulmani), ma la fine che faranno donne e uomini sarà simile a quella di cinquanta anni prima.

Aida è Bosniaca mussulmana, fa l'interprete presso i caschi blu dell'ONU incaricati di proteggere la popolazione civile della regione,e quando capisce che questi non ottempereranno, per vari motivi (tutti banali, direbbe Hannah Arendt) al loro dovere, fa di tutto pur di salvare il marito e i due figli dalla triste sorte che li attende.

Il "quo vadis" del titolo può riferirsi tanto alla direzione da prendere per salvare la propria famiglia, quanto all'indirizzo morale da prendere quando anni dopo...

Film duro, ben fatto, appassionante, storia vera, ci risparmia le immagini peggiori, ma soprattutto necessario, oggi che la guerra è tornata in Europa. Anzi, è tornata dal 2014 ma stranamente nessuno degli stati europei se n'è accorto!!!

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MINARI

MINARI

Stati Uniti anni '80, in piena era reaganiana una giovane famiglia di immigrati coreani si trasferisce da Los Angels, dove ha vissuto per un po', in Arkansas dove il marito e padre di Anne, la più grandicella, e di David, pensa di mettersi in proprio facendo l'agricoltore, tra le perplessità della moglie.

Il passaggio dalla città alla campagna più desolata si rivelerà traumatico, considerando inoltre che il piccolo David ha problemi al cuore.

Film di opposti: prudenza-intraprendenza, modestia-ambizione, fede-scetticismo mi fanno pensare allo yin e yang del Taoismo, che insieme al Buddismo e alle varie confessioni Cristiane si è sovrapposto all'originaria religione animista, che tuttora sopravvive in quel popolo, ma che i nostri sembrano aver rigettato una volta sbarcati in America, dove invece i "locali" rasentano addirittura la superstizione.

Sarà l'anziana madre della protagonista a svolgere un ruolo importante nello sviluppo del dramma, riportando figli e nipoti alle radici della loro cultura, e della quale la pianta del titolo è simbolo.

Film importante e attuale come i temi che affronta. Tenero, disperante, commovente.

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AMERICA LATINA

AMERICA LATINA

È difficile parlare di questo film senza rischiare di dire troppo a chi non l'ha ancora visto: Massimo, un uomo con un buon lavoro e una bella famiglia un giorno trova nella cantina di casa sua una ragazzina legata e imbavagliata.

Subito notiamo che la reazione dell'uomo a questa scoperta ha qualcosa di anomalo. La trama si dipana e gradualmente scopriamo tutte le fragilità di questa persona.

Prima che venga risolto il mistero ti viene da pensarle tutte, cosa è realtà e cosa è fantasticheria?

Film molto ben costruito, e ben recitato (Elio Germano bravissimo). Inquietante, spiazzante, coinvolgente.

Da vedere!

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MONDOCANE

MONDO CANE

Taranto, in un futuro non lontano, la città è divisa in due, la zona alta dove si fa una vita "normale", e la zona contaminata dove non ci dovrebbe stare nessuno ma in realtà ci vivono i derelitti, e i resistenti, che non accettano l'esproprio del loro quartiere. E qui vige la legge del più forte.

Le immagini ci riportano alle tante realtà nel mondo e in Italia che definiamo favelas, bidonville, baraccopoli.

Due ragazzini, orfani e stretti in un'amicizia di ferro, cercano di elevarsi in qualche modo dalla condizione di semi schiavitù nella quale li costringe un vecchio pescatore, e hanno solo due strade tra le quali scegliere...

Crudo e fortissimo, splendidamente recitato, potente come una tragedia shakespeariana.

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RE GRANCHIO

"Primi anni del '900, un giovane uomo, accusato di omicidio, viene imbarcato per l'Argentina dal padre per salvarlo dalla Legge. Dalla Tuscia alla Terra del Fuoco.

Epico, di un'epica popolare di quando non esisteva nemmeno la radio, e la sera ci si riuniva intorno al caminetto ad ascoltare la lettura di romanzi da parte di quei pochi che sapevano leggere.

O ad ascoltare storie di paese che poi, passando di bocca in bocca, si arricchivano di particolari fino al punto che diventava impossibile capire quanto di vero c'era alla fine.

La cultura popolare comprendeva anche il Melodramma che dai grandi teatri veniva replicato dalle piccole compagnie che giravano l'Italia di paese in paese.

I temi di fondo del film sono quelli di ogni tempo come di oggi: Amore e Morte, le ingiustizie e la ricerca di un riscatto, il senso della vita.

Le immagini ci riportano al Caravaggio per le figure umane, a Ettore Roesler Franz per i paesaggi. La colonna sonora farebbe la gioia di un etnomusicologo, come pure di una Giovanna Marini.

Da vedere senz'altro!"

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La terra dei figli

"Una bellissima canzone di Francesco Guccini del 1972, "Il Vecchio e il Bambino", parla di un nonno che racconta al nipote del mondo prima della grande catastrofe "...e in questa pianura fin dove si perde crescevano gli alberi e tutto era verde...".

In questo film è rappresentato un dopo catastrofe ancora peggiore, perché i pochi sopravvissuti non vogliono ricordare, e, soprattutto, ci sono pochi, pochissimi ragazzini.

Il protagonista è un ragazzo che vive con il padre, che lo tratta malissimo, e scopriremo più avanti i perché di questo comportamento, che possiamo o meno condividere.

Ma il padre ha anche l'abitudine di scrivere un diario, che rifiuta di leggere al figlio e che questo nemmeno potrebbe leggere in quanto non esiste più la scuola e gli esseri umani sono tornati al punto di partenza: cacciatori-racciglitori nonché rapinatori, e rapitori di altri esseri umani. Punto di partenza che forse non abbiamo mai lasciato, visto come stiamo trattando i migranti!

Sarà una donna, "la strega" ( una bravissima Valeria Golino) a dare una svolta alla vita del ragazzo.

Lo splendido paesaggio delle Valli di Comacchio, mirabilmente ripreso, rende bene l'idea di come sarà il pianeta quando tutti i ghiacci della Terra saranno disciolti.

Molto crudo, a tratti quasi insostenibile, ma necessario. Ci ricorda quello che nemmeno la pandemia sembra averci insegnato, che la natura va rispettata sempre e che la "civiltà dei consumi" e il mito del PIL ci riporteranno al punto che non avremo più nulla da consumare!

Trovo molto bella almeno una frase di Friedrich Nietzsche, filosofo per altri versi da me molto distante: "La grandezza dell'uomo è essere un ponte e non uno scopo..."

Nel film si vede un Mondo che finisce e (forse) un Mondo che rinasce."

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Eternals

"Stupisce, anzi ormai non dovrebbe più stupire nessuno, trovare nei film per il grande pubblico contenuti degni delle opere più impegnate.

Così qui accanto allo spettacolo e all'azione troviamo il dramma, anzi i drammi visto che gli Eterni sono dieci.

Ma quello più straziante riguarda un tema che ci accompagna dai tempi di Sofocle con la sua Antigone: detto in parole povere, è giusto ribellarsi alla Legge dell'Autorità quando questa va contro la Legge che ci detta la nostra coscienza?

Il dibattito filosofico e giuridico va avanti da secoli, e io non rivelerò la soluzione proposta dal film.

Posso solo notare quanto sia attuale il tema quando pensiamo a cosa accade ai confini dell'Europa Unita, a Sud come ad Est.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma è giusto che lo scopra lo spettatore.

Consigliatissimo"

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Freaks Out

"I quattro artisti di un piccolo circo sono dotati di poteri particolari (nei fumetti della Marvel si chiamerebbero mutanti) e si ritrovano nel mezzo  del caos che segue all'armistizio dell'8 settembre '43.

La vicenda entra nel vivo quando il capo della compagnia viene catturato dai tedeschi nel rastrellamento del 16 ottobre al ghetto di Roma.

Fantastico e terribile, profondo e scanzonato, molto serio ma divertente è pieno di rimandi alla storia del cinema da farne quasi una summa: Frank Capra, Rossellini, De Sica, fino a Monicelli, Spielberg e Tarantino.

Unisce la cultura alta di Fenoglio e Calvino con i loro partigiani a quella popolare di Stan Lee per il quale da grandi poteri derivano grandi responsabilità!

Non piacerà a fascisti e nazisti, ma darà da pensare anche ai resistenti di tutti i tempi.

Quando il cinema aiuta a vivere e a capire ti fa dimenticare la quotidianità, ma ti dà i mezzi per affrontarla meglio perché ne esci pacificato, e perché 'tu non devi avere paura di niente'.

Da vedere anche i titoli di coda"

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The Last Duel

"Da una vicenda realmente accaduta in Francia nella seconda metà del '300, una nobile sposata con un cavaliere viene stuprata, ma invece di rimanere in silenzio pretende di avere giustizia.

Il marito, viste precluse altre vie legali, chiede ed ottiene dal Re di ricorrere a un istituto caduto in disuso: il Duello di Dio. Da cui il titolo, anche se non disparve del tutto almeno fino al '600.

Stupisce, ma fino a un certo punto, come al dilà delle forme, la tematica della violenza sulle donne sia, purtroppo sempre attuale.

E come non siamo cambiati molto nella mentalità, uomini e donne.

Ricostruzione storica perfetta, immagini stupende, scenari grandiosi, psicologia dei personaggi molto convincente.

Unico neo la particolare scelta registica che dilata i tempi oltre il necessario."

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Tre piani

"Tre piani.

Inadeguati.

Questo ho pensato dei personaggi di questo film.

Inadeguati soprattutto quelli che dovrebbero esserlo di meno: i genitori!

Coraggioso.

Anche questo ho pensato.

E' un film coraggioso perché mette in scena degli accadimenti che avvengono nella vita reale e che sono oggetto di riprovazione generale, ma senza emettere un giudizio, che viene lasciato agli spettatori, se proprio vogliono.

Ma il coraggio non è mai mancato al nostro Nanni, che resta uno dei registi preferiti, anche perché non si ripete mai.

E' bello questo film, perché è vero, come direbbe Platone per il quale il bello e il vero coincidono.

E perché ti lascia con una speranza che viene dalla capacità dei numerosi protagonisti (è un film corale) di trovare una via d'uscita, e ognuno la sua, da situazioni che sembrano senza sbocco.

Numerosi spettatori si sono commossi nella parte finale.

Io tra questi"

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SHANG-CHI e la leggenda dei dieci anelli

"Ho visto questo film perché non avevo scelta: la fortuna di avere un cinema a dieci minuti a piedi da casa non va sprecata, e non me ne sono assolutamente pentito.

Arti marziali, avventura, azione sono alcuni degli ingredienti di quest'opera che unisce il drammatico alla commedia.

A metà degli anni '70 uscirono anche in Italia i film di Bruce Lee che non mi appassionarono, portai però mio figlio a vedere 'La tigre e il dragone', di cui apprezzavo il regista (Ang Lee anno 2000 ndr), dove le arti marziali erano unite alla poesia. Così anche in questo, al di la dello spettacolo (grandioso), la vita anonima di due cittadini di San Francisco si inserisce in una vicenda millenaria che li trasporta dapprima a Macao e poi...........

E la sorpresa è stata ritrovare la stessa attrice protagonista de 'La tigre e il dragone' Michelle Yeoh in un ruolo non secondario anche in questo film!

Echi di Star Wars nelle dinamiche famigliari e nella tematica di fondo.

De 'Il signore degli anelli' (ovviamente).

Di 'Kill Bill' e Quentin Tarantino ci ha mostrato che anche con i film di genere si può fare arte.

Da 'Le cronache di Narnia' lo lascio scoprire a chi lo vedrà.

Quindi scontri titanici con morti a bizzeffe ma neanche un filo di sangue, botte da orbi ma le ammaccature non si notano, un po' come nei film di Terence Hill e Bud Spencer.

Il dolore è soprattutto morale, la mancanza si sente, la perdita è straziante e 'l'offesa di sangue si ripaga col sangue'.

Belle immagini, ben girato, ben scritto, dialoghi anche profondi.

Tempo e denaro ben spesi!"

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Welcome Venice

"Benvenuti a Venezia!

Ma quella vera, quella dei pochi pescatori rimasti ad abitare alla Giudecca, non quel 'bel giro di giostra' cantata dal grande Francesco Guccini già nel 1982.

La tentazione dei 'soldi veri': basta trasformare la casa dove si è nati e cresciuti in una casa da affittare a turisti facoltosi.

Ma che te ne fai dei 'soldi veri' se in cambio gli devi dare la tua anima?

Purtroppo c'è sempre uno che per sentirsi qualcuno decide per tutti e combina un casino, divide una famiglia e qualcun altro deve metterci una pezza.

Mi torna in mente quel mio anziano collega che nei primi anni '80 aveva barattato la casa di Trastevere dove era cresciuto in cambio di tre appartamenti nuovi in periferia.

Un affare.

Ma appena poteva tornava nel suo vecchio quartiere.

Ma la semplicità, il lavoro onesto, forsanche faticoso, il rispetto dei luoghi e della memoria che fine fanno?

Storia molto ben raccontata, personaggi e situazioni che abbiamo incontrato nella vita.

Un film intenso, coinvolgente, commovente, immagini straordinarie di una città nascosta, e della sua laguna.

La speranza è riposta in quelle persone che continuano a coltivare la propria interiorità"

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Maledetta primavera

"Mi piace andare al cinema senza sapere nulla su quello che andrò a vedere, o il meno possibile, per non essere condizionato e avere la sorpresa.

E la sorpresa è arrivata!

Non mi aspettavo nulla di particolare e invece mi è piaciuto moltissimo!

Molto realistico, ma anche con momenti di intensa commozione. Due giovani attrici bravissime.

Storie che si intrecciano in una Italia molto diversa da quella di oggi, per alcuni aspetti, e tale e quale per altri.

Famiglia, lavoretti, l'arte di arrangiarsi, periferia, e lentamente un rapporto affettivo che cresce tra le due protagoniste.

La vita è difficile ma anche esaltante, e alcuni giorni la valgono per intera!"

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Una donna promettente

"Una donna promettente" in originale "Promising young woman" (il titolo si presta a doppi e tripli sensi) è un film emozionante, ben diretto, ben recitato e molto molto convincente!

Un saggio di Carlo Rovelli del 2014 si intitola "La realtà non è come ci appare" e naturalmente parla della realtà fisica, ma la frase si può trasporre alla realtà umana (e chissà se sotto sotto lo pensi anche il Nostro, vista la sua grande cultura filosofica).

Be' questo film la illustra perfettamente!!!

Vi si possono trovare molti riferimenti cinematografici e dell'attualità: uno certamente non voluto, alle vicende familiari di un notissimo politico italiano. Una frase della protagonista mi ha colpito particolarmente: "io voglio sistemare le cose", e

Carey Mulligan, che la interpreta è una sorpresa tra le molte di questo film consiglio vivamente!"

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Un divano a Tunisi

"Selma, la protagonista di questo film, francese di genitori tunisini, tenta un'impresa che ha del temerario: aprire uno studio da psicanalista nella città dei suoi genitori.

Non è difficile immaginare le difficoltà cui va incontro, tra lo scetticismo dei suoi conoscenti e gli intralci burocratici di un sistema che ricorda l'Italia di una paio di decenni fa.

Inaspettatamente la nostra ottiene un successo che rischia di travolgerla e tra i suoi pazienti ci sono personaggi di ogni tipo che danno vita a scene esilaranti ma anche di riflessione sulla vita, sulla religione, sui rapporti uomo-donna.

Naturalmente i personaggi femminili sono i più interessanti e questo mi fa pensare che il gesto di Habib Bourghiba, il primo presidente della Tunisia, di togliere pubblicamente il velo ad una donna, dicendole che non era più obbligata a portarlo, abbia lasciato un segno indelebile in quella società, che rimane piena di contraddizioni, come le notizie che arrivano in questi giorni ci dimostrano.

Da vedere, anche per la dolcissima ma forte Golshifteh Farahani, che nella realtà è iraniana."

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Comedians

"Questo film è la trasposizione di un testo teatrale degli anni '80 ed è infatti come stare a teatro, a parte la scena iniziale il cui significato si capisce andando avanti nella visione.

Ci vengono presentati degli opposti: fermarsi alla superficie delle cose limitandosi a 'intrattenere' o andare in profondità per cercare di cambiarle queste cose.

Essere spinti dalla rabbia oppure da una visione ponderata.

Piacere a tutti o essere se stessi costi quel che costi.

Grandi domande sulla vita!

Una spettatrice all'uscita ha nominato Pirandello e i suoi personaggi in cerca di autore. Io ci vedo anche Amleto.

Bello.

Consigliato a chi ama riflettere sulla vita e su come possa servire 'sangue nuovo' ad una civiltà in decadenza.

Ciliegina sulla torta: due brani di Tom Waits!"

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The Suicide Squad - Missione suicida

"Ieri sera, in crisi di astinenza da sala cinematografica, ho visto 'The suicide squad 2" scelto per esclusione tra quelli in programmazione.

Trama in poche parole:

alcuni 'supercattivi' sono costretti a servire il governo in cambio di sconti di pena.

Prima sorpresa, uno dei temi centrali è il rapporto padre/figlia: due dei protagonisti, uno anziano ed una molto giovane vincendo la loro ritrosia si raccontano il loro passato e questo li aiuta a capire le cause del loro malessere.

Un secondo livello di riflessione è di tipo politico, con un rovesciamento della prospettiva di partenza niente affatto scontato.

Un altro aspetto è il rapporto scienza/potere; un personaggio rende plasticamente l'idea di cosa intendesse Hannah Arendt per 'banalità del male'.

Una storia che mescola azione, fantascienza e commedia, mai noioso, con dialoghi ben scritti che ricordano i film di Tarantino.

Impietoso verso la politica internazionale (vi dice qualcosa in questi giorni?), a tratti crudele a tratti tenerissimo, spesso autoironico, con una Margot Robbie che interpreta Harley Quinn, donna tanto romantica quanto letale.

In definitiva è un invito alla disobbedienza contro un potere disumano, senza nulla togliere allo spettacolo e al divertimento!"

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